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IL LUNGO ADDIO 16 febbraio 2005
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"A dire il vero, non volevano fermarsi più di tanto; anche se oggi vivono tutti ancora in Svizzera: emigranti di prima generazione da ogni parte d’Italia, partiti dopo la fine della seconda guerra mondiale per i più diversi motivi. Diversi sono anche gli ambienti sociali di appartenenza: calzolaio, portinaio, operaia, insegnante, cuoco, parrucchiere, domestica, missionario, amministratore delegato. Le loro storie sono simili e allo stesso tempo diverse. Raccontano di aver lasciato la casa dei loro affetti con la speranza di un riscatto economico, al seguito di un amore o delle prospettive di carriera; raccontano di aver mangiato, agli inizi, il duro pane di una terra straniera, dove si era tollerati più che accettati. Ma raccontano, anche, che il tempo e, soprattutto, l’arrivo di figli e nipoti sono riusciti a lenire le ferite dei primi anni e hanno reso possibile l’integrazione di questa prima generazione di emigranti italiani. Cinque coppie italiane e sette persone singole raccontano nel film le loro storie. Ne scaturisce un importante documento di storia orale." Affollato e seguito con interesse l'incontro con il dott. Jürg Simonett, direttore del Museo retico di Coira, venuto a Scuola aperta a presentare il film-documentario "Si pensava di restare poco", di Francesca Cangemi, prodotto dallo stesso Museo. Dodici medaglioni a rappresentare dodici storie, accomunate stilisticamente, a dare un senso di continuità e contiguità alle narrazioni, dalla riproposta scenografica di un divano, dal quale i protagonisti esibiscono i loro ricordi attraverso la parola e le foto di un passato lontano, eppure ancora vivo. Il tutto con una levità e a volte uno spaesamento che contribuiscono a fare del documentario un resoconto godibile e profondo allo stesso tempo. Un pomeriggio indimenticabile, cui ha fatto seguito il venerdì successivo la visita alla mostra fotografica "Il lungo addio", presso il Palazzo del Governo a Sondrio. |