SAVOGNO




Nella valle dell'Acqua Fraggia, a metà strada tra Borgonuovo e l'Alpe Lago, Savogno spunta lungo la costa della montagna, sommerso dai boschi. Appena sopra la fascia di quelli che una volta dovevano essere ubertosi vigneti: la zona delle stalle e dello stupendo torchio in legno.

Il paese si allunga verso nord, con le case raggruppate attorno al campanile e le stalle raccolte fuori dell'abitato, attorno ai pochi prati che il roncamento del bosco ha consentito di ricavare. Nemmeno lo spazio per farci giocare i bambini, ai quali restava soltanto il sagrato della chiesa.

Le soluzioni architettoniche in qualche caso sono ardite, fino a quattro piani di lobbie, caratterizzate perfino da fori di protezione: giusto lo spazio perchè ci passasse la testa di un bambino; così i piccoli potevano sporgersi ad osservare quello che succedeva di sotto, evitando il rischio di cadere nel vuoto.

Savogno è, forse, il paese di mezza costa che ha conservato più intatta la fisionomia dei vecchi nuclei, con le soluzioni razionali utilizzate dai nostri vecchi per dare risposte ai problemi posti dall'esiguità e dalla pendenza del suolo.






Le impervie condizioni del terreno hanno costretto i Savognesi ad integrare le scarse entrate della lavorazione della terra con attività d'altro genere.

Così, soprattutto nella morta stagione, si trasformavano in portatori per gli abitanti della confinante val Madris, al di là del passo di Lago. Trasportavano i carichi che questi confezionavano alle grandi fiere di Chiavenna. Tessevano, in questo modo, rapporti che, al di là del risvolto economico, assicuravano loro una sorta di difesa contro l'isolamento a cui il villaggio sarebbe stato costretto per i lunghi mesi invernali.