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Tra le attività tradizionali della Valchiavenna un posto di rilievo è occupato dalla escavazione e dalla lavorazione della pietra ollare. Usata come materiale da costruzione (fontane, portali, colonnati), deve la sua fama soprattutto alla produzione di laveggi. In uno scritto del 1746 si legge:"...in queste pentole di pietra i cibi cuociono più in fretta e meglio che in altre fatte in ottone, rame o altro metallo; inoltre, i cibi mantengono la loro naturale fragranza e non vengono inquinati da sapori estranei". Verso la fine del Settecento l'attività legata alla pietra ollare andò man mano diminuendo, anche se ancora verso la seconda metà dell'Ottocento una ditta De Pedrini figura nei registri della Camera di Commercio.
Proprio nel luogo dove la ditta sorgeva, a Piuro, un artigiano ha aperto in questi anni un laboratorio che riprende l'antica tradizione. Roberto Lucchinetti vi realizza, oltre ai classici "lavecc", i "furagn" (contenitori per varie sostanze), calici, eleganti pigne e vari altri oggetti ornamentali. Si tratta di un "Atelier-museo" collocato vicino alla chiesa parrocchiale di Prosto.
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Nella dura economia di sussistenza che ha caratterizzato la nostra valle una delle idee portanti era che nulla doveva andar sprecato. E così, gli scarti cilindrici della lavorazione al tornio, i boton, venivano riutilizzati per pavimentare le strade.
L'esempio più classico di questa tradizione è il quartiere di Chiavenna chiamato, appunto, Botonera, dove avevano sede diversi laboratori artigianali della lavorazione della pietra ollare.

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