LOTTANO




Nel comune di Prata, poco sopra quel che resta dell'antica abbazia di Dona: Lottano, Lotano, Lotteno, Lodeno. L'incertezza ortografica non è facilmente risolvibile. Il nome si ricollega ai grandi lavori di dissodamento dei fondi che qui possedevano i monaci cistercensi nel 1200.

Lottano è stata nel passato una delle frazioni più abitate di Prata. Nel 1861 ci vivevano circa 240 persone, un quarto della popolazione dell'intero comune. Forse anche perchè in una posizione più sicura di fronte alle frequenti frane ed alluvioni del torrente Schiesone: dal 1700 fino alla più recente del 1953.

Il paese si articola in tre nuclei di case: quello a sud, raccolto attorno all'oratorio di S. Pasquale Baylon o del S. Cuore; quello a nord, il più elegante e quello ad est, decisamente fatiscente, oggi.

Al centro, una distesa di prati, in quella che in passato doveva essere una zona paludosa.

Al visitatore non può non apparire stupefacente il gioco delle lobbie in legno che si rincorrono lungo le facciate delle case, superando a volte i confini delle proprietà individuali. Come non può sfuggire all'occhio attento il richiamarsi di affreschi, ritagliati negli angoli più impensati delle facciate, testimonianze di una religiosità diffusa.






Pur essendo un paese piccolo, Lottano era dotato di una toponomastica interna incredibilmente ricca e dettagliata. Bastavano 5 metri di distanza e si cambiava nome. Così, senza accorgersene, si poteva passare da "fö di grénsc" a "fö di Napoleòn"; a "fö n la selva"; a "fö n cò"; a "fö di Tosch"; a "fö di Carli"; a "sü sor la piòt". E via nominando.