IL GRANO



Grano, nel senso di granoturco, di "formentón" o anche "formenturco", come lo chiamavano. La tradizione del frumento, come anche quella del granoturco per la verità, non era molto diffusa tra la gente della Valchiavenna, almeno fino in epoca recente. Per farina, nel passato, si intendeva quella di castagne.

Una volta introdotto, il granoturco ha avuto una notevole diffusione, soprattutto nel piano. Ne sono una testimonianza la quantità di mulini ad acqua disseminati sul territorio, come risulta da una relazione ufficiale di metà Ottocento.


Un resoconto meno ufficiale, ma più radicato nella quotidianità ci conferma il ruolo del grano nella microeconomia della valle. Una moglie di Verceia scrive nel 1873 al marito lontano un breve resoconto economico famigliare:

"...Altro, per questano il vino non ne parliamo perche luga era gia fori el nera venuta fuora in inquantità e poi dopo la tacato de grandisimi fredi e le cadue de grande provina e le andata via tuta e daltra sorte di fieno e di grano ne abiamo buona speranza perche il tempo la inviato belo e piutosto sciuto e caldo che altro e i formenturchi son inviati beli ano inviata molto melio che lano pasato."..


Ancora nel 1964 la presenza del granoturco era significativa in valle. Nel comune di Samolaco si avevano 70 ettari di coltura con una produzione di 4000 quintali; in quello di Gordona 12 ettari e 700 quintali.

Non era difficile incontrare carri stracolmi di letame, trainati dai robusti cavalli avelignesi, la cui forza veniva sfruttata anche per l'aratura e l'erpicatura; o vedere le schiene ricurve dei contadini intenti alla semina a mano, con il filo teso tra le estremità del campo a far da guida; o, più avanti nella stagione, con lo zappino a togliere le erbacce, prima che arrivassero i diserbanti chimici a rendere più agevole il lavoro.

Poi negli anni recenti sono arrivate le tecniche americane e le sofisticate qualità di mais a mutare le colture, ormai inserite nel ciclo dell'alimentazione bovina. Del grano è rimasto solo il folclore della polenta durante le conviviali crottate.