IL FIENO




Ci sono due tradizioni del fieno in Valchiavenna: quella legata alle, relativamente, ampie estensioni del piano; e quella sviluppatasi nella fascia mediana, intercalata alla coltura della vite. La prima, inserita, spesso, nel circuito del nomadismo stagionale, che produceva gli scambi con l'alpeggio. E il contadino del piano stava, relativamente, bene; almeno se lo si confronta con il contadino della mezza costa.

Per quest'ultimo, il fieno ricavato dai minuscoli appezzamenti di terreno, frammentati e dispersi qua e lą, costituiva una risorsa integrativa di un'attivitą diversificata, ma comunque incerta e sostanzialmente provvisoria.


Se l'attivitą del contadino del piano si dispiegava in opere di sfalcio faticose, ma agevoli e facilitate dalla conformazione amica del terreno, l'altra doveva fare i conti con ritagli di prato a volte impossibili, disposti tra pendii e "garof" al limite dell'equilibrismo.

Lo movenze dello sfalcio nel piano potevano sembrare maestose e ritmate. Lo sfalcio sui ronchi di Pianazzola richiedeva abilitą di cesellatore, mosse secche e nervose per districarsi nell'intreccio di pergole e "trose".

La salvaguardia della "folc" e del "seghčz" era affidata, oltre che all'opera di manutenzione della "cuud" e del "martčl", alla perizia dello sfalciatore.




Nel contesto economico dell'autoconsumo, il fieno consentiva di integrare il reddito con l'allevamento di una o due mucche, da accudire il mattino, prima del lavoro, o la sera, al ritorno. Spesso l'incarico veniva lasciato alle donne, che "non lavoravano" o ai ragazzi.

Non era raro il caso di chi aveva il fieno, ma non poteva permettersi il lusso della mucca; o di chi aveva la mucca, ma non fieno a sufficienza per mantenerla durante tutto l'anno.

Si attuava allora un proficuo scambio del tipo: dammi tu il fieno e prendi una certa quantitą di formaggio. O, pił spesso: prestami la mucca, visto che non hai fieno; te la mantengo io e ne godo i vantaggi finché la posso mantenere.