ALBAREDA
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A 850 metri lungo la direttrice che da Mese porta al Cigolino: S. Maria delle
Grazie, Castruna, Possabella, Albareda.
Il toponimo dice tutto quello che c'è da capire del paese: in mezzo agli alberi.
"Benvenuti ad Albareda", recita un segnale tracciato con mano incerta su un'asse all'ingresso
del paese.
Frazione di S. Giacomo Filippo, è meglio conosciuto come S. Antonio. Quale, non si sa: abate o quello da Padova. Per non far torto a nessuno, vengono festeggiati tutti e due, in gennaio e in giugno. Ad ottobre, la castagnata. |
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Lo si raggiunge in macchina lungo una strada consortile, in 10 minuti
da Mese. Davanti e sotto il paese si apre tutta la bassa Valchiavenna,
fino al lago di Novate Mezzola.
A est, lo sguardo può spingersi per un buon tratto dentro la val
Bregaglia, fin quasi ai monti sopra Stampa. Un esercizio fascinoso di
dominio mentale del territorio.
Abitato fino agli anni cinquanta (c'era perfino la scuola), ha subito il declino di tutti i paesi di mezza costa della valle: il tracollo demografico, le dislocazioni residenziali, le migrazioni verso il piano, il degrado ambientale. |
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La costruzione della strada consortile, a partire dagli ottanta, ha contribuito alla ripresa di Albareda. Ristrutturazioni, ripopolamento, soprattutto di tipo turistico-residenziale. Vecchi proprietari, ma anche "foresti", come li chiamano, in fuga dalla congestione dei grossi centri urbani dell'alta e media pianura lombarda. Il tradizionale scampanio della domenica mezzogiorno è il segnale tangibile che la vita ha ricominciato a fluire. |